Vai menu di sezione

Loppio

Fino ai primi decenni del Novecento Loppio non aveva l’aspetto di un paese: Al centro vi era il grande palazzo dinastiale dei Castelbarco con annesse le abitazioni dei loro dipendenti e mezzadri. Attorno al palazzo vi era un grande parco, che comprendeva il lago di Loppio, mentre verso la Val di Gresta (Piantino), verso Mori e su quel di Brentonico si estendevano le vaste proprietà agricole e boschive dell’antica famiglia.

fotografia aerea di loppio

Sull’isola di Sant’Andrea nel lago di Loppio venne consacrata una chiesa nel 1138. Sull’isola sono stati trovati numerosi e diversi ruderi, ora oggetto di studio degli archeologi.
Presso il lago sorgeva il “Castrum vetus” di Gardumo, attualmente chiamato Castel Verde, appartenuto all’omonima famiglia signorile. Ai piedi del dosso di Castel Verde, ci erano antiche case abitate da manenti dei Castelbarco chiamate i Ziterini; l’abitato, distrutto durante la Prima guerra mondiale, non venne più ricostruito; a meridione della statale per Riva si trova anche il Casòm, bella cascina di tipo lombardo, posta di fronte al palazzo.
Dal 1171 si ha notizia della millenaria causa tra le comunità di Mori, Brentonico, Nago e Gardumo per i diritti e le proprietà della Bordina, che è il vasto costone boscoso settentrionale del Baldo in rapporto con Loppio.
Il toponimo Loppio si trova citato per la prima volta in un documento nel 1256. Le prime notizie della sede castrobarcense a Loppio si possono far risalire al 1389.
Dopo l’acquisizione dei Quattro Vicariati i Castelbarco ricostruirono ed ampliarono il Palazzo di Loppio, che elessero a sede dinastiale. Nel 1703 il palazzo venne incendiato dai francesi del generale Vendome.
Ricostruito nel 1715, divenne una delle più belle ed importanti residenze nobili del Trentino. Vi si trovava l’archivio astrobarcense contente i documenti della dinastia e delle giurisdizioni di Gresta e dei Quattro Vicariati, quasi totalmente disperso durante le Prima guerra mondiale quando il palazzo, posto nel mezzo del fronte italo-austriaco, venne saccheggiato e distrutto. Dopo la guerra i Castelbaco ricostruirono solo una parte del grande complesso; presso la chiesa vennero sistemate alcune arche castrobarcensi, fra cui quella dell’ultimo signore di Rovereto.

Testi tratti e liberamente adattati da I nomi locali dei Comuni di Mori e Ronzo Chienis, Servizio beni librari e archivistici della Provincia Autonoma di Trento, 1995.

Collocazione geografica

Come arrivare

torna all'inizio del contenuto
Pubblicato il: Venerdì, 09 Maggio 2014

Valuta questo sito

torna all'inizio