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Mori artistica

Nel nucleo antico sono svariati gli edifici settecenteschi (palazzotto Delaiti, di fronte alla chiesa barocca dei 40Martiri). La chiesa di S. Stefano è un monumentale edificio con alto campanile. Dal 1180, data in cui è ricordata, ha subito vari ampliarnenti e restauri. L'interno è a una navata con volta dipinta nel 1890.

L'altare maggiore, marmoreo, è dei Benedetti di Castione (1691 - 1761) con statue di Domenico Molin da Wangen, la pala di S. Stefano del pittore Giuseppe Antonio Poch (realizzata nel 1822), quella di S. Caterina è dell'artista vicentino Francesco Verla (1518). La chiesa della Confraternita del Ss. Sacramento, risalente al 1708, sorge sul piazzale di S. Stefano. L'aula è quadrangolare con statue in nicchia, la volta ovoidale a stucchi e dipinti. La piazza è chiusa ad est dalle forme settecentesche di Palazzo Salvadori. L'abitato è caratterizzato da edifici rustico-signorili, ravvisabili soprattutto nei rioni Ghetto, Villanova, Làmbel e in via Teatro. Quest'ultima in particolare per la sua disposizione urbanistica merita una menzione.Il nucleo più antico è Mori Vecchio, a Binde, in parte costruito sui detriti di falda delle bastionate del Pipel, caratterizzato dal campanile romanico sulla piazza concuspide di cotto di Verona e bifore.
Sulla medesima piazza dà il settecentesco Palazzo Salvotti, con portale stemmato. Vi sono inoltre casa Dalrì, del '700, rinnovata nel 1823; Casa Borghesi ed il complesso delle Case Bianchi, presso piazza Ca' de l'Ora (il Convento) con elementi medievali. loggiato del '700 e delle porte del '500.
Assai caratteristica è la zona sovrastante di Monte Albano, ove si sale percorrendo una non lunga strada lastricata. Insieme al panorama, presenta l'attrattiva del Santuaiio (costruito nel 1567 e restaurato nel 1957) con pozzo ed eremo, nei pressi dei ruderi del castello omonimo.
Nei pressi sono i ruderi del castello dell' XI secolo, distrutto nel 1439 dai Veneziani. Sul Dos, verso le Seghe Utime (dinanzi a Marco), si trova la chiesetta di S. Biagio,del XIII secolo. Fu danneggiata dalle artiglierie italiane nel 1916 e nel 1944 ridotta a ruderi da una bomba d'aereo. Resta il bel campanile romanico.
A sud di Mori Vecchio, su di un macigno di frana, sono i ruderi di Castel Corno, del XII secolo, che aveva pianta quadrangolare.
UNA LEGGENDA
Anche se il Castello di Albano è andato distrutto, non si sono perse alcune delle sue leggende.
Secondo la più nota, il maniero sarebbe stato collegato con un passaggio sotterraneo al Palazzo Salvotti di Mori. Il tunnel si sarebbe aperto in corrispondenza di alcune caverne visibili oggi sotto la rupe, ossia dove s'innalzava il mastio. La caverna era un tempo abitata dal Barbàz, un mostro a sembianze umane, lì posto a guardia di un tesoro. Le caverne furono impiegate come ricovero dagli austriaci nel corso della guerra 1915-18, come riparo dalle cannonate che gli Italiani sparavano dal Monte Zugna sulle linee attorno alla borgata.
tratto da ATLANTE TRENTINO (a cura di Giuseppe Gorfer, Fabrizio Torchio,
Flavio Faganello, Danilo Curti, Giuliano Tecilla e Maria Conforti) edito da
l'Adige nel 1997

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Pagina pubblicata Mercoledì, 18 Dicembre 2013
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