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Storia

Mori, e la Valle del Càmeras in genere, per la sua particolare situazione geografica fu naturale via di collegamento tra le regioni atesina e gardesana e quindi abitata e frequentata già in epoca preistorica.
Notevoli stazioni preistoriche si distribuiscono tutto attorno al centro abitato come a Castel Corno sulle pendici nord orientali del Monte Giovo, alla Caverna del Colombo, al castelliere di Monte Albano. Ritrovamenti che vanno dal neolitico all'età del bronzo.

Profonda anche la romanizzazione, che si sovrappose ad una radicata e secolare celtizzazione, ancora riconoscibile nella toponomastica. Mori appare per la prima volta documentatamente già nell'845. Nel Medioevo la zona fu soggetta ai Castelbarco di Monte Albano. Quindi fu occupata dai Veneziani nel 1439, quando già dal 1411 Brentonico, Ala, Avio e poi la stessa Rovereto, erano stati ceduti nelle loro mani. Diventò così uno dei Quattro Vicariati, zone così dette dai vicari che vi amministravano la giustizia. Questa entità secolare, retta da statuti, armonizzò l'unità socio-economica della regione. La sua soppressione, nel 1810, comportò l'istituzione di un giudice di pace anche a Mori, che poi divenne sede di giudizio distrettuale fino al 1923.Religiosamente, economicamente e politicamente Mori rappresentò il centro di convergenza di Brentonico e della Valle di Gresta. Questo suo ruolo le apportò un certo benessere, evidenziato dal fiorire di imprese artigianali e commerciali. Màsere dei tabacchi (essiccatoi), filande, la viticoltura con le relative lavorazioni, la commercializzazione dei marmi estratti a Castione, sono tutte attività che fiorirono a Mori a partire dal XVIII secolo.Nel 1891 venne inaugurata la ferrovia Mori-Arco-Riva. Essa diede un forte impulso alle attività economiche di Mori, quindi alla commercializzazione dei prodotti dell'attività agricola e artigianale.

La Via ferrata della M.A.R. (Mori - Arco - Riva)
La ferrata , su cui correva il piccolo treno, attraversava il territorio di Mori dal Ponte di Ravazzone alla valletta dei Càmeras di fronte a Molina e a Villanova. La stazione di Mori era vicino alla piazza Cal di Ponte.
I binari passavano un po' più distanti da Mori Vecchio per correre poi sotto Sano lungo tutta la fertile pianura di Loppio fino alla seconda fermata, posta presso il Palazzo Castelbarco.

tratto da ATLANTE TRENTINO (a cura di Giuseppe Gorfer, Fabrizio Torchio,
Flavio Faganello, Danilo Curti, Giuliano Tecilla e Maria Conforti) edito da
l'Adige nel 1997

Montecatini

  • La storia della Montecatini inizia nel 1925, quando l'industria milanese annunciò,con la richiesta di utilizzare elettricità in Vallagarina, la volontà di costruire uno stabilimento sulla sponda destra dell'Adige, all'altezza di Mori. L'idea si concretizzò due anni dopo con la costruzione della centrale da parte della Società elettrica Alto Adige, affiliata Montecatini. Lo stabilimento vero e proprio, ultimato nel 1929, fu costruito dalla partner commerciale tedesca Vaw (Vereignte Aluminium Werke). Insieme le due costituivano la Sida. Alcuni numeri: l'impianto elettrico era capace di produrre cento milioni di Kwo annui. Accanto alla centrale, il fabbricato dei forni (Sala A) conteneva tre sistemi tipo Heroult di 60 unità l'uno. A questo corpo se ne aggiunsero altri: nel 1930 fu costruita la nuova sala forni (Sala B) di 120 forni. Nel 1937 fu la volta della Sala C con 88 forni, portati nel 1942 a 132. Sul fronte dell'energia nel 1953 la centrale venne dismessa e l'elettricità importata dalle centrali che la Montecatini aveva in Alto Adige. Nel 1934 ci fu la rottura tra la società italiana e quella tedesca che portò alla messa all'asta dello stabilimento di Mori, rilevato dalla Società Nazionale dell'Alluminio (Snal), costituita dal Gruppo Montecatini. Nel '73 il passaggio alla Montedison e il battesimo in Alumetal. Il taglio di quello che era considerato un ramo secco avvenne nel 1983.
    a cura di Manuel Valduga

Mori artistica

  • Nel nucleo antico sono svariati gli edifici settecenteschi (palazzotto Delaiti, di fronte alla chiesa barocca dei 40Martiri). La chiesa di S. Stefano è un monumentale edificio con alto campanile. Dal 1180, data in cui è ricordata, ha subito vari ampliarnenti e restauri. L'interno è a una navata con volta dipinta nel 1890.

Origine del nome

  • In un solenne placito tenuto a Trento il 26 febbraio dell'anno 845 fu discussa la causa promossa da Andelbergo, abate del monastero di S. Maria in Organo di Verona, contro alcuni uomini di Tierno, di Avio, di Mori e di Castione, che gli rifiutavano prestazioni di servitù.

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Pagina pubblicata Mercoledì, 18 Dicembre 2013
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